Novara – L’incontro tra San Gaudenzio e Sant’Ambrogio

Sant’Ambrogio stava tornando da Vercelli, dove aveva sopito una discodia sorta nel popolo per la nomina del nuovo vescovo. Già annottava e disse al conducente di affrettarsi. Ma, appena oltrepassata Novara, il cavallo si fermò e non volle più proseguire.
Fu così che Ambrogio, per divina aspirazione, conobbe il motivo della misteriosa fermata. Disse ai compagni di viaggio: “Non potremo proseguire il viaggio, se prima non avremo veduto il beato Gaudenzio”. Ciò detto, ritornò verso Novara recandosi alla dimora di Gaudenzio.

Questi, presago dell’arrivo di Ambrogio, lo stava aspettando. S’affrettò ad incontrarlo, anche se già l’aveva conosciuto. I due futuri Santi si abbracciarono teneramente. Ambrogio al saluto aggiunse una rivelazione profetica ”Tu sarai vescovo”, al che Gaudenzio rispose. “Sì, ma sarò fatto vescovo da un altro”. Volendo significare che Ambrogio sarebbe morto prima di lui, Gaudenzio.  Così entrambi furono profeti.
Ambrogio, infatti, sarebbe morto nel 397, e gli succedette Simpliciano che, interpretando il volere del popolo di Novara come volere di Dio, consacrò Gaudenzio primo vescovo della nostra città.

Alla nuova dignità ecclesiale corrispose in Gaudenzio tanto fervore di zelo che nessuno in Novara restò senza battesimo e perfino i persecutori e carnefici di Lorenzo furono illuminati dalla nuova luce del nascente cristiuanesimo, Gaudenzio, dopo anni operosi sul piano delle fede e su quello sociale, di incalcolabile progresso per Novara, rese l’anima a Dio il 22 gennaio del 417.  Gli successe il suo amatissimo discepolo Agabio, ritenuto il più degno a succedergli nel governo della Chiesa novarese.

(racconto di Gianfranco Capra)

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Umbria – Il mito di Agilla e Trasimeno

E’ l’amore impossibile, quello corrisposto ma non realizzabile, che troviamo nella storia di Trasimeno e Agilla. Una leggenda che parla di una ninfa e del figlio del mare, desideroso di vivere con l’amata.

Si racconta che un giorno, mentre Trasimeno si stava bagnando nelle acque del lago, il giovane sentì dei canti che provenivano da un grande palazzo dell’isola Polvese.
Il principe, incuriosito da un canto così angelico, subito raggiunge quel luogo e scoprì che quel canto era la melodiosa voce di una stupenda ninfa, che viveva nelle acque del lago.
Tanto fu lo stupore e l’attrazione, che il giovane subito si innamoro’ della ragazza, di nome Agilla. Così, a partire dal momento, non passava giorno senza che Trasimeno si recasse sulle rive del lago per ascoltarla.

Anche Agilla amava Trasimeno con tutto il suo cuore. I due coronarono ben presto il loro sogno d’amore, sposandosi. Trasimeno, però, non potendo vivere costantemente con Agilla, non esitò a gettarsi nelle acque per rimanere eternamente con la dolce amata. La sua morte diede a questo lago il suo nome, che da quel giorno si chiamò, appunto, Trasimeno.

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Non m’importa se le nubi
mi chiudono il cielo,
se la notte
mi cinge di nero;
non m’importa perché
lo splendore del sole
io l’ho dentro di me.

Non m’importa se l’autunno
dispoglia la terra,
non m’importa perché
il rigoglio dell’erba
io l’ho dentro di me.

 Non m’importa se l’inverno
mi stringe nel gelo,
non m’importa perché
il calore del sole
io l’ho dentro di me.”

da Alessandro Valecchi (Edizioni Guerra):
“Agilla e Trasimeno – Taccuino del Lago”

Agilla e Trasimeno