Calabria – Palmi e la pietra del Diavolo

Sul monte che sovrasta la cittadina di Palmi, un uomo dal volto nero, con un gran sacco sulle spalle, si presentò al Santo Elia, che se ne stava in solitaria meditazione. L’uomo, che era il diavolo, aprì il sacco e mostrò al Santo una grande quantità di monete.

Raccontò che aveva trovato l’ingente fortuna in un casolare abbandonato e pensava di poterla dividere col Santo, il quale, invece, prese le monete e cominciò a lanciarle lungo la china: mentre rotolavano si tramutavano in pietre nere, di quelle che ancora oggi si possono reperire sul monte.
Contrariato, il diavolo balzò in piedi, ma, all’improvviso, alle sue spalle si aprirono due grandi ali nere di pipistrello, con le quali egli si alzò in volo, planò sul mare e vi si tuffò sprofondando.

Le acque gorgogliarono e schiumarono, si innalzò una nuvolaglia e, quando questa si fu dileguata, ecco che sul mare si delineò un’isola a forma di cono, dalla cui sommità incavata uscivano lingue di fuoco e fumo: era lo Stromboli col demonio imprigionato che soffiava fiamme e tuoni.

Sul monte Sant’Elia si trova ancora un macigno con le impronte di unghie lasciate dal diavolo, prima di spiccare il volo per inabissarsi nel mare, mentre lo Stromboli, nei chiari tramonti, continua con fare sornione a fumare la sua antica pipa.

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fonte: portaledellacalabria.it

Verona – Quante notti per l’Arena?

“Chissà quanto tempo ci hanno messo a costruirla?”, tutti si chiedono di fronte alla  grandiosa Arena di Verona.
“Una notte”, sostengono alcuni veronesi, che hanno voglia non di scherzare, ma di raccontare ai turisti una leggenda che narra così: c’era una volta… un ricco signore che, imprigionato e condannato a morte a causa di un’accusa infamante, non sperava più di essere salvato.
Alla vigilia dell’esecuzione ricevette nella sua cella la visita del diavolo in persona e, da questi, uno strano consiglio. Essendo il desiderio più grande dei veronesi quello di avere un enorme teatro, costruendolo egli avrebbe avuta la libertà. Il condannato fece notare che nessun uomo sarebbe stato capace di tanto nel breve tempo di una notte.
Così dicendo cadeva, però, nella trappola tesa dal demonio che, lui invece sì ci sarebbe riuscito, e avrebbe innalzato il grande edificio quella stessa notte, a patto che…
Come il ricco signore ebbe venduto la sua anima al diavolo, mille demoni si misero febbrilmente al lavoro per erigere un immenso teatro.
Subito pentitosi dell’accordo maledetto, il signore, disperato, si rivolse alla Madonna per chiederle perdono e trascorse in preghiera la sua ultima notte.
Poco prima dell’alba, mentre i demoni si accingevano a completare l’opera, all’improvviso le campane dell’Angelus squarciarono il cielo ancora buio.
Toccata dal sincero pentimento del condannato, la Vergine aveva inviato i suoi angeli a interrompere i lavori.
Un enorme anfiteatro si innalzava in città, bellissimo ma incompiuto, e sanciva la sconfitta del diavolo, la realizzazione del desiderio dei veronesi e la liberazione del ricco signore.
Ancora oggi, dal I secolo d.C., l’Arena sorge maestosa e, con Romeo e Giuletta, fa famosa nel mondo la bella Verona.

Costruito in una o in mille notti, l’anfiteatro romano piace tantissimo agli angioletti in vacanza in Veneto. I diavoletti notano subito che della cinta esterna originaria restano solo quattro archi monumentali… sono i segni del tempo che passa e delle leggende che restano.

 

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autore. arininchi

Campobasso – La leggenda di Re Bove

Il Molise .. una regione splendida, ma meno nota di altre. Una terra che mescola le caratteristiche del Sud Italia alle peculiarità degli Appenini. Un luogo dove riscoprire il silenzio, la pace, i paesaggi incontaminati.

Proprio intorno ad una delle più antiche chiese del Molise, Santa Maria della Strada, viene narrata questa leggenda: si racconta che un re di nome Bove si era perdutamente innamorato della sorella. Per non rinunciare al suo sogno, si rivolse al Papa per ottenere il permesso di sposarla; Il Papa acconsentì, a patto che re Bove riuscisse ad edificare cento chiese, in una notte, di forma e grandezza determinata e disposte in modo che fossero visibili l’una dall’altra.

Sicuro di aver dato al giovane re una prova impossibile, il Papa tuttavia non riusci a spegnere il desiderio del re, il quale si rivolse al demonio, pur di completare la propria missione. Il diavolo, l’unico in grado di dargli un tale potere, in cambio di tanto lavoro chiese l’anima del re. Nella notte il sovrano e il demonio lavorarono incessantemente per costruire le chiese: il demonio  spingeva giù dal monte i pesanti macigni di pietra ed il re li sovrapponeva uno ad uno incessantemente.

All’alba, novantanove chiese erano costruite. Prima che la centesima fosse compiuta, re Bove provò un profondo rimorso e pentimento per il suo desiderio peccaminoso e per la sua azione. Piangendo, pregò intensamente Dio, chiedendogli perdono.  Il demonio, irritato per l’ennesima sconfitta, scagliò un masso contro la chiesa in via di ultimazione, quella di Santa Maria della Strada appunto, e ne colpì il campanile. Il masso rimbalzò e si conficcò nel terreno a poca distanza dalla costruzione. Ancora oggi, nei pressi della chiesa c’è un masso che da tutti è conosciuto come il masso del diavolo.

Alla sua morte, Re Bove venne sepolto nell’ultimo edificio costruito quella notte, Santa Maria della Strada.

La leggenda racconta che solo sette chiese delle 99 costruite sono sopravvissute nei secoli: quelle di Santa Maria di Monteverde, Maria Santissima Assunta di Ferrazzano, San Leonardo di Campobasso, Santa Maria di Cercemaggiore, Santa Maria della Strada, la cattedrale di Volturara Appula …. resta sconosciuto il nome della settima …

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