Nasce nell’acqua, muore nel vino – In Piemonte con gusto

Si percorrono strade, si attraversano sentieri, si cavalcano colline e così si scoprono i segreti del pane, del vino, del formaggio, del cioccolato, dei dolci, del caffè, dei liquori. Gli artigiani del gusto piemontese ci presentano i loro prodotti, le antiche tradizioni, le loro tipicità, i “gusti fatti in casa”: sono i prodotti tipici locali che permettono di vivere e assaporare il territorio. Il Piemonte offre tante soluzioni per chi ama il buon cibo e la tradizione: dal vino alla produzione casearia, dal riso al cioccolato … tante sfumature gustose pensate per chi vuole unire al piacere della tavola il gusto del viaggio.

Nasce nell’acqua, muore nel vino”, si usa dire nella pianura piemontese, dove il riso viene su in primavera, irrigato da decine di canali che si abbeverano nel Sesia e nel Ticino. Qui, tra Vercelli e Novara, si coltiva il 50 per cento circa della produzione risicola italiana. Sono terre d’acqua lontane dai canonici itinerari turistici. Eppure sanno stupire, con il mare a scacchi che riflette nuvole e cielo da aprile a maggio e che diventa un verdissimo prato inglese da giugno in poi. E se la primavera è il periodo migliore per concedersi un weekend vista risaia, autunno e inverno regalano il gusto di risotti fumanti e di poetiche brume sulle zolle rivoltate. All’interno di EquoTube molte sono le strutture immerse in questo splendido paesaggio, come Il Giarolo in Soggiorno Responsabile, alle porte di Cameriano, dove colazione è come una volta davanti al camino e dal balcone di sasso originale in estate si gode un bel tramonto ed il profumo dei fiori. Oppure l’Agriturismo i 7 Raggi, dove il formaggio fa da protagonista sul territorio, come particolare espressione del complesso sviluppo della civiltà dell’arco alpino, in quel piccolo mondo che sono le Valli Ossolane, aperte alle antiche vie di comunicazione, ma che nello stesso tempo raccontano e salvaguardano usi e costumi di un tempo. E per chiudere un sorso di vino al Podere ai Valloni, alla scoperta di un territorio che un poeta definì “la dolce terra tra due fiumi”, tra le verdi colline di Ghemme che scendono ad incontrare le risaie della pianura Novarese, lungo la Strada del Vino. Questa terra è genuina e discreta come l’antica tradizione contadina e ad ogni passo regala sorprese improvvise. Qui il tempo è a misura d’uomo, scandito dai ritmi della natura e dal lento invecchiare di pregiati vini.

In Piemonte con gusto

 

Novara – L’incontro tra San Gaudenzio e Sant’Ambrogio

Sant’Ambrogio stava tornando da Vercelli, dove aveva sopito una discodia sorta nel popolo per la nomina del nuovo vescovo. Già annottava e disse al conducente di affrettarsi. Ma, appena oltrepassata Novara, il cavallo si fermò e non volle più proseguire.
Fu così che Ambrogio, per divina aspirazione, conobbe il motivo della misteriosa fermata. Disse ai compagni di viaggio: “Non potremo proseguire il viaggio, se prima non avremo veduto il beato Gaudenzio”. Ciò detto, ritornò verso Novara recandosi alla dimora di Gaudenzio.

Questi, presago dell’arrivo di Ambrogio, lo stava aspettando. S’affrettò ad incontrarlo, anche se già l’aveva conosciuto. I due futuri Santi si abbracciarono teneramente. Ambrogio al saluto aggiunse una rivelazione profetica ”Tu sarai vescovo”, al che Gaudenzio rispose. “Sì, ma sarò fatto vescovo da un altro”. Volendo significare che Ambrogio sarebbe morto prima di lui, Gaudenzio.  Così entrambi furono profeti.
Ambrogio, infatti, sarebbe morto nel 397, e gli succedette Simpliciano che, interpretando il volere del popolo di Novara come volere di Dio, consacrò Gaudenzio primo vescovo della nostra città.

Alla nuova dignità ecclesiale corrispose in Gaudenzio tanto fervore di zelo che nessuno in Novara restò senza battesimo e perfino i persecutori e carnefici di Lorenzo furono illuminati dalla nuova luce del nascente cristiuanesimo, Gaudenzio, dopo anni operosi sul piano delle fede e su quello sociale, di incalcolabile progresso per Novara, rese l’anima a Dio il 22 gennaio del 417.  Gli successe il suo amatissimo discepolo Agabio, ritenuto il più degno a succedergli nel governo della Chiesa novarese.

(racconto di Gianfranco Capra)

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